Giustizia per Soumaila Sacko, ma solo in un’aula di tribunale

La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di appello contro Antonio Pontoriero, per l’omicidio del bracciante e sindacalista Soumaila Sacko. Pontoriero, 47 anni, di San Calogero, a due passi da Rosarno e San Ferdinando, era già stato riconosciuto colpevole dell’omicidio e condannato a 22 anni di carcere sia in primo grado che in appello. Adesso la condanna è definitiva.

Il 2 giugno 2018 Soumaila è stato ammazzato a colpi di fucile mentre, insieme a due compagni, raccoglieva lamiere in una vecchia fornace per costruire un riparo di fortuna. Aveva 32 anni ed era arrivato dal Mali per trovare un lavoro e una vita dignitosa. Non li aveva trovati e per questo oltre che un bracciante ha deciso di essere anche un sindacalista nelle campagne di Calabria. 

Se verità e giustizia sono state ristabilite nelle aule del tribunale, resta un’amara cecità davanti alle migliaia di lavoratori migranti sfruttati senza pietà nelle campagne italiane.

Tra emergenza abitativa e caporalato, relegati in piccoli insediamenti o in ghetti, in Italia ci sono almeno 10 mila lavoratori agricoli invisibili e senza diritti. Vivono in stato di schiavitù, in insediamenti informali e vulnerabili al caporalato (dati dell’ultimo rapporto di Ministero del Lavoro e Anci condotto tra ottobre 2021 e gennaio 2022 che ha coinvolto circa la metà dei Comuni italiani).

Casolari, palazzi occupati, campi improvvisati, tende, roulotte. Sono 38 i Comuni che hanno confermato la presenza di 150 insediamenti informali non autorizzati. La maggior parte di questi insediamenti è presente sui territori da anni: in 11 casi da più di 20 anni, in 7 da oltre 10 anni e in 16 da più di 7 anni.

Baraccopoli, più o meno grandi, senza nessun servizio di assistenza socio-sanitaria né supporto legale, figuriamoci rappresentanza sindacale.

Alzare muri e negare diritti significa ingrossare le fila degli schiavi alla mercé del capitalismo criminale. Ed è perfettamente inutile incitare all’odio razzista o fomentare la guerra tra lavoratori (ultimi, penultimi o terzultimi che siano). Di tutto questo si alimenta lo sfruttamento. Tutto questo combatteva Soumaila Sacko.

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