La mattanza di Melilla e i respingimenti di massa. Illegali sono le frontiere, non la solidarietà

Ricordate la tragedia dello scorso 24 giugno a Melilla? Quel giorno circa 2.000 migranti si sono avvicinati alla frontiera al confine tra il Marocco e l’exclave spagnola, Melilla. Volevano raggiungere la Spagna e quindi l’Europa. Circa 500 persone hanno tentato di attraversare la barriera e nella calca sono morte a decine, schiacciati tra i cancelli e il peso dei corpi altrui. Almeno 37 di loro hanno perso la vita, aveva detto Helena Maleno, portavoce di Caminando Fronteras, cercando di quantificare la tragedia. 

Helena e gli altri gruppi umanitari che operano in quei territori, da tempo denunciano l’uso “sistematico” della forza da parte delle forze dell’ordine sui migranti talmente disperati da spingersi fino al nord del Marocco e poi fino alla barriera della morte. E tutto per darsi una possibilità: per provare a entrare in Europa. 

Quattro mesi dopo, arrivano le prime conclusioni del Defensor del pueblo, Ángel Gabilondo, e cioè l’Alto Commissario spagnolo incaricato di difendere i diritti fondamentali e le libertà dei cittadini vigilando sull’attività delle pubbliche amministrazioni spagnole. Dopo aver analizzato per settimane la documentazione ricevuta dal Ministero dell’Interno e dal Ministero dell’Inclusione, Previdenza Sociale e Migrazione, l’ente ha concluso che «470 persone sono state respinte alla frontiera senza considerare le disposizioni di legge sia nazionali che internazionali».  

L’istituzione si rammarica della perdita di vite umane e dei feriti causati nella tragedia e insiste sul fatto che una situazione di rischio prevedibile si è registrata nell’area quel giorno in vista dell’evolversi iniziale degli eventi.
Dalla visione delle immagini pervenute all’istituto si può verificare che, presso un varco sul perimetro di confine, una valanga di persone provocava un affollamento e uno schiacciamento con conseguenze mortali.

Defensor del Pueblo, 14 ottobre 2022

Insomma il ministero degli Interni è accusato di aver rimpatriato 470 persone senza rispettare le leggi. Quali leggi? Quella nazionale spagnola, quella europea, quella internazionale. Quella universale dell’Umanità. I respingimenti di massa sono vietati, e basta. 

Agli Interni si difendono riconoscendo di aver restituito 102 persone quel giorno. Sorvolano sulle testimonianze dei sopravvissuti raccolte dai media spagnoli che fotografano i rimpatri in Marocco di minori, di feriti, di potenziali richiedenti asilo.

La mattanza di Melilla è un tassello della guerra quotidiana contro gli ultimi della Terra, L’emblema dell’Europa vecchia e stronza che non esita a costruire o demandare prigioni e lager, ad ammazzare a ridosso delle sue frontiere. L’Europa in guerra contro la solidarietà: migranti come minaccia, solidali come traditori. Tutti criminali.

All’epoca dei fatti, davanti a quella mattanza, il premier spagnolo Pedro Sanchez, commentò che a Melilla era andato in scena «un assalto violento e organizzato», dietro il quale sono «le mafie che trafficano con esseri umani». Eppure Sanchez è quanto di meglio il centrosinistra europeo riesce a esprimere in questi tempi bui di fascisti e ultraconservatori al governo o dietro l’angolo. Ma è una “sinistra” vuota e di maniera, quella politica, che gestisce periodicamente qualche governo in attesa di riconsegnarlo al capitalismo criminale. Per questo c’è poco da sorprendersi se torna sempre più forte di prima. A Madrid, in Italia o altrove.

Melilla, 24 giugno 2022

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