Gli eredi del Duce ai vertici dello Stato. Il trionfo del conformismo che sguazza nell’indifferenza 

Non è tanto che i fascisti siedano nelle più alte cariche dello Stato e occupino le poltrone di governo che fa paura, quanto il fatto che gran parte della stampa e delle persone lo accetti come un fatto “democratico”. 

Di fronte al potere, alla finanza e alla Ue, i fascisti di governo saranno indubbiamente più mansueti dei fascisti di opposizione. I gemiti della responsabilità prenderanno il posto delle urla scomposte. Non esiteranno a lesinare aiuti e soldi, a promettere tutto e il contrario di tutto. E poi a rimangiarsi tutto e il contrario di tutto. Del resto, la storia insegna che hanno sempre fatto così. 

Servi dei servi dei servi. Picchiatori contro i più deboli, al servizio del padrone più forte.

Eppure c’è un fatto che non può essere ignorato. Che no può essere liquidato con il “tanto poi alla fine fanno tutti quello che dice la Bce e la Nato”. Perché intanto nella società – e cioè nella realtà fuori dai palazzi, quella in cui viviamo noi – vengono ufficialmente accettati (se non addirittura acclamati) l’ignoranza e la violenza fascista come una legittima opzione. 

Ci viene offerto come via d’uscita quello di cui ci siamo liberati manco cent’anni fa, pagando il prezzo di milioni di vite. 

Un orgoglioso e sfrontato «figlio del Duce» da oggi è la seconda carica dello Stato. Ignazio La Russa rivendica un’eredità sporca e colpevole di milioni di morti, di perseguitati, di menzogne e di fame. Perché l’eredità fascista – quella che oggi nessuno si vergogna più a rivendicare – è il trionfo della violenza cieca e ignorante alla faccia della democrazia. E non il contrario. 

Che ironia della sorte che sia una sopravvissuta a quello tsunami di morte a cedere il posto a un erede di quello schifo. Vedere Liliana Segre che presiede il Senato prima di cedere quel posto a Ignazio La Russa, nel mese in cui ricorre il centenario della Marcia su Roma, è come una di quegli incubi che immagini solo per augurarti di non vedere mai. E invece è proprio sotto i nostri occhi. 

Perciò, che un governo di fascisti ci sarà o no, e qualunque cosa farà, dobbiamo prepararci. Perché la società è già precipitata nel passato odioso. Giù, nel fondo della miseria e della guerra degli ultimi contro gli ultimi, mentre i penultimi boccheggiano per qualche briciola di sopravvivenza.

Prepararci a praticare antifascismo nella nostra azione quotidiana. Con amici, parenti e conoscenti che già dicono l’indicibile, che ripetono i mantra dell’odio e della discordia somministrati per anni. Ad ascoltare e ribattere all’anziana parente che dice di non trovare la badante italiana perché c’è il reddito di cittadinanza. A non fare finta di non sentire il lombardo che odia il terrone calabrese e il calabrese che odia il terrone africano. A indignarsi ancora e ancora davanti al commerciante che da qualche parte non esita più a dirsi fascista. o con il barista che da qualche altra parte espone i gagliardetti dell’infamia. 

Prepariamoci a resistere, a smontare le menzogne, a fermare con l’abbraccio della verità gli odiatori che non sanno manco perché odiano. A tuffarci nel mare dell’indifferenza dove sguazzano i conformisti ai piedi del potere. E cioè buona parte della stampa e della politica, che hanno già accettato i fascisti come un “fatto democratico”. Perché sono stati eletti, dicono, è sufficiente perché sia un fatto democratico. Peccato che il fascismo non sia un’opinione ma un crimine. E questi sono fascisti. Lupi travestiti da pecorelle al servizio del potere criminale. Peccato che per essere una democrazia non basta che si tengano delle elezioni, perché servirebbe pure – per esempio – un’informazione libera e preparata. Ma buona parte del cane da guardia del potere, a quanto pare, si è girato dall’altra parte e fa il cane da guardia a loro e non a noi. 

Prepariamoci a fare informazione dove loro seminano propaganda. A costruire libertà dove vorranno opprimerci con la forza. 

nti

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