Spreco e arretratezza. In Italia l’#acqua c’è, quello che manca sono le infrastrutture

Al Sud la siccità è endemica da anni, ma adesso che anche il Nord ci deve fare i conti le immagini dei fiumi in secca e l’ipotesi di razionamento spaventano. 

L’ecologista e giornalista ambientale Erasmo D’Angelis è uno dei massimi esperti di acque, in una intervista rilasciata ad Agi ha lanciato un allarme più che giustificato: «Siamo rimasti all’Ottocento», ha detto: «Il Pnrr deve finanziare la Rete delle reti, che sono le vie d’acqua. Va bene finanziare le reti stradali, autostradali, ferroviarie, le reti digitali, ma la rete idrica è essenziale, vitale». E invece nel piano del governo su quasi 200 miliardi l’acqua ha il 2% delle risorse.

In Italia piove a sufficienza, due terzi del paese è fatto da colline e montagna perciò piove tanto. Ma piove sui rilievi e noi non ce ne accorgiamo perché viviamo in pianura. Mediamente ogni anno piovono 302 miliardi di metri cubi. A Roma circa 800 millimetri di pioggia, mentre a Londra 760.  

Di acqua siamo ricchi, è di infrastrutture che siamo poveri. In Italia ci sono 526 grandi dighe e circa 20mila piccoli invasi. Oggi in questi contenitori viene immagazzinata più o meno l’11,3% dell’acqua piovana, 50 anni fa se ne immagazzinava il 15%.

Dagli anni 60 non ci sono stati più investimenti. Trent’anni dopo lo Stato ha di fatto cancellato dai fondi pubblici le risorse per l’acqua bene pubblico e con la legge Galli (1996) ha delegato tutto alle bollette. Senza più costruire né dighe né invasi.

Senza manutenzione i corsi d’acqua si seccano non appena viene a mancare la pioggia. Perciò passiamo dalla secca alle alluvioni.

Dell’acqua che preleviamo solo il 20% arriva nei rubinetti, il restante 80 non ha alcun controllo e viene sprecato. 

«L’Italia ha tutte le forme dell’acqua del Pianeta Terra, dai ghiacciai alle cascate, le paludi, fiumi, laghi, laghetti. Ci rendiamo conto? Nessun Paese è come il nostro, eppure siamo in questa condizione per lo spreco, la mancanza di infrastrutture, lo scarso impiego delle tecnologie per il risparmio e un piano per il riuso dell’acqua adeguato».

fiume Po

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