Vittoria in Colombia, mezza vittoria in Francia. La sinistra è altrove 

Le prime pagine sono tutte occupate dal Movimento 5 stelle. Abbiamo già accantonato due fatti importanti avvenuti in Colombia e in Francia, senza però farci una domanda: che fa la sinistra in Italia?

Lunedì 20 giugno la sinistra italiana si è svegliata esultando per due risultati. La mezza vittoria di Jean-Luc Mélenchon e della France Insoumise in Francia e quella “intera” della coalizione Patto Storico e di Gustavo Pedro, eletto capo di Stato in Colombia. 

Due record. In Francia, non era mai accaduto che il presidente in carica – in questo caso Emmanuel Macron – non ottenesse la maggioranza assoluta alle legislative. La coalizione Ensemble! ha perso oltre 100 seggi rispetto alle elezioni del 2017 (quando ne elesse 350), raccogliendone 245 quando la maggioranza è di 289 deputati.

Fuori dal grande centro macroniano si sono registrate due vittorie. Quella della sinistra Nupes di Jean-Luc Mélenchon che ha ottenuto ben 131 seggi, ma anche quella della destra del Rassemblement national di Marine Le Pen che ha decuplicato i suoi deputati (89, ed erano 8). Unica e magra consolazione, nessun deputato della estrema destra Reconquête! è stato eletto.

Adesso Macron dovrà destreggiarsi per “allargare il campo” (come si dice dalle nostre parti), e tutto fa pensare che guarderà nella direzione dei repubblicani gollisti e non certo verso la Gauche. 

Anche la Colombia ha registrato un record per la sinistra, mai era successo che nel paese la Sinistra vincesse le presidenziali. Il trionfo dell’ex sindaco di Bogotà, Gustavo Pedro è avvenuto anch’esso domenica 19 giugno, al secondo turno delle presidenziali colombiane. Gli avversai hanno riconosciuto la vittoria e adesso non resta che attendere l’entrata in carica, il prossimo 7 agosto. 

Sessantadue anni, una vita spesa nella militanza sindacale e culturale: il quotidiano Carta Al Pueblo, il centro Gabriel Garcia Márquez, il gruppo di guerriglia Movimento 19 de Abril (M19). E adesso la presidenza del Paese, dopo aver servito come diplomatico nel governo di Ernesto Samper, qualche anno da deputato, da senatore e sindaco di Bogotá.

In tutta la sua attività politica all’opposizione, Pedro si è dedicato alla denuncia del legame tra l’ex presidente Álvaro Uribe, il paramilitarismo e il traffico di droga nel Paese. Ed è per questo che la sua leadership è stata vista da molti come un segno del cambiamento. Ma «cambiare la Colombia non è un percorso agevole», sostiene lo stesso Pedro che ha ricevuto non poche minacce di morte e attacchi.

Torniamo in Italia, infine. Qui si commenta si discute e ci si divide sulle vittorie degli altri, mentre il dibattito politico resta circoscritto al cosiddetto “campo largo”: dentro o fuori, con o senza il Pd. Il provincialismo con cui assistiamo alle rivolte altrui fa somigliare i fatti a una partita di pallone. Ognuno davanti al suo schermo, ognuno con il suo telecomando. 

Intanto, l’unico partito a crescere è quello dell’astensionismo. 

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